GERMANIA Elezioni Sachsen-Anhalt, shock storico

Internationalist Standpoint ha intervistato Sebastian Rave, portavoce della corrente “Sinistra Anticapitalista” (AKL) nella Linke, sui risultati delle elezioni di domenica in Sachsen-Anhalt, con la vittoria schiacciante dell’AfD.
REDAZIONE, Internationalist Standpoint, 8 settembre 2026
  • Domenica Alternative für Deutschland ha vinto le elezioni in Sachsen-Anhalt con quasi il 44% dei voti. In Germania e nel resto d’Europa partiti e istituzioni tradizionali sono preoccupati per il risultato. Ma lo sono da anni. Perché dunqe non sono riusciti a fermare l’AfD e cosa c’è dietro il successo dell’estrema destra?

Il risultato elettorale ha provocato uno shock straordinario ed è l’espressione più lampante di sempre della crisi del sistema di rappresentanza liberal borghese in Germania. L’ascesa al potere dell’estrema destra ormai appare inarrestabile. Per settimane su tutti i canali talk show e servizi giornalistici hanno lanciato l’allarme, pur senza sortire l’effetto desiderato, anzi: più i commentatori sottolineavano la pericolosità dell’AfD, più questa otteneva consensi. Quando la rivista Der Spiegel ha messo in copertina il volto del candidato dell’AfD Ulrich Siegmund titolando “L’uomo più pericoloso della Germania”, lui l’ha usata come strumento di caagna elettorale, firmando autografi sulle copie della rivista acquistate dai fan come souvenir.

È lampante che la forza trainante dell’AfD è una rabbia massiccia e diffusa verso l’establishment politico. Il governo Merz, dopo solo un anno e quattro mesi di mandato, è odiato come nessun altro prima. I politici della CDU, che in Sachsen-Anhalt è il partito di governo, hanno chiesto espressamente al cancelliere di aiutare la loro campagna elettorale evitando di andare a tenere iniziative nel Land. Sapevano che una sua visita avrebbe ulteriormente peggiorato la situazione. Tuttavia a essere odiata non è solo la CDU, ma anche i suoi alleati dell’SPD e gli ex soci di governo dell’SPD, i Verdi. Anche i liberali dell’FDP, che in questo Land facevano parte del governo, sono stati spazzati via dallo scrutinio elettorale notturno.

La rabbia è del tutto legittima. Questo è il secondo Land più povero del paese e ha salari medi tra i più bassi. I servizi pubblici come trasporti e scuola sono gravemente sottofinanziati, la sanità è ai minimi termini. Le aree rurali dal punto di vista sociale sono una landa desolata. Perciò, dopo tanti anni di sofferenza, è del tutto naturale che a un certo punto questo stato d’animo venga a galla. La gente è così alla disperata ricerca di un cambiamento che è pronta ad accettare di buon grado la soluzione più “radicale” che le viene proposta. E se l’unico argomento contro l’AfD è che è un partito radicale e pericoloso e che bisogna votare i partiti dell’establishment perché tutto resti com’è, è chiaro che la gente non può abboccare per sempre.

  • Quali sono le posizioni dell’AfD su temi chiave come economia e immigrazione, Europa, Trump, Putin?

In termini programmatici l’AfD è il partito dei ricchi e della classe media, dei proprietari di belle case e auto di lusso, insomma di chi teme che i propri figli coccolati debbano stare in classe coi figli degli immigrati. Vogliono abolire l’istruzione integrata, vogliono il ritorno alle classi differenziali per i bambini con disabilità o barriere linguistiche. Vogliono meno tasse ai ricchi, meno potere ai sindacati, meno fondi ai media pubblici, meno stato sociale e più spesa militare. Ovviamente solo una piccola minoranza se ne avvantaggerebe, perciò nell’AfD ci sono continue discussioni che sollevano un interrogativo: quanta parte delle sue proposte è solo di facciata, cioè serve a far apparire l’AfD pericolosa e radicale? Quando si parla di Unione Europea, ad esempio, le frange più radicali chiedono l’uscita, ma il gruppo dirigente sa bene che non potrà mantenere una promessa del genere se dovesse andare al governo, perché l’economia tedesca crollerebbe.

La demagogia sociale è un altro esempio di questa doppiezza. L’AfD ricorre a una propaganda vile e demagogica contro i migranti, attribuendo loro la colpa di una situazione sociale disastrosa. Anziché la lotta di classe dal basso contro l’alto, invoca una lotta razzista contro i più indifesi, i più poveri, i più sfruttati. Vista la debolezza della sinistra e del movimento operaio sembra una guerra più facile da vincere. Ci sono fin troppe persone che credono davvero che il rimedio alla carenza di alloggi o di servizi sociali sia espellere 20 milioni di persone. Anche se è pura follia, perché se la forza lavoro fosse tagliata in modo così drastico, l’economia e ancor più i servizi sociali imploderebbero. La probabilità che la “remigrazione” evocata dall’AfD si realizzi davvero perciò è bassa, perché l’industria tedesca che l’AfD dice di voler aiutare non lo permetterebbe, tuttavia la Germania nella storia ha avuto già esperienza di razzisti folli che hanno perso il controllo… In ogni caso anche se usano la retorica razzista solo per mascherare la natura di classe delle loro proposte, già può bastare a rendere la vita più dura a chi non rientra nel cliché del buon tedesco (bianco, sano, etero, produttivo e perbene).

  • Nonostante il successo l’AfD non ha ottenuto la maggioranza assoluta e per governare il Land dovrà creare una coalizione. Che probabilità ci sono che succeda? E se non ci riesce?

Ulrich Siegmund ha sempre detto di non voler stare in coalizione con nessuno e che l’AfD preferisce stare all’opposizione piuttosto che dipendere da un altro partito. Credo che i quadri dell’AfD sappiano, in cuor loro, che se governassero il Land non potrebbero realizzare le imprese che qualcuno si augura. In ogni caso oggi dominano il panorama politico e tutte le speranze dei liberali di racimolare le ultime briciole di sostegno ai partiti dello status quo e contro l’AfD sono fallite. Nelle ultime settimane di campagna elettorale sono stati investiti ingenti fondi in un’iniziativa dei liberali a favore del «voto utile», sperando di convincere gli elettori a spingere oltre la soglia del 5% SPD e Verdi (che nei sondaggi si trovavano al di sotto ) e di impedire all’AfD di avere la maggioranza. Ma anche se l’SPD e i Verdi alla fine hanno superato il 5% (a spese della Linke) potrebbe non bastare: anche il BSW, una scissione di destra della Linke, è entrato in Parlamento e potrebbe rivelarsi un fattore decisivo per l’estrema destra. Il partito [di Sarah Wagenknecht] cavalca il clima di protesta e in parte cerca di far sua la retorica dell’AfD. Per ora non è chiaro come si svolgerà l’elezione del primo ministro, perché non c’è una maggioranza né da una parte né dall’altra. Il BSW dice che non voterà per un primo ministro dell’AfD, ma chissà cosa faranno i suoi deputati nello scrutinio segreto al Landestag. Non si può neanche escludere che i dissidenti della CDU nel segreto dell’urna votino il candidato dell’AfD: sarebbe una rottura aperta con la linea politica della CDU e precipiterebbe nel caos il partito di governo. Il terremoto politico non è finito. Per Merz potrebbe essere l’inizio della fine.

  • Il Sachsen-Anhalt è un Land della Germania orientale. Alcuni sostengono che l’ascesa dell’estrema destra abbia a che fare con l’eredità della DDR. Cosa ne pensi?

L’AfD domina il panorama politico nell’intera Germania, non solo a est. È in testa in tutti i sondaggi nazionali. Ma certo le sue roccaforti sono concentrate in alcune aree con caratteristiche specifiche: le zone rurali, dove i pregiudizi verso gli stranieri sono più diffusi, e le aree deindustrializzate, dove la disoccupazione, i bassi salari e la mancanza di prospettive sono il pane quotidiano. Il Sachsen-Anhalt è ambo le cose. Nel 1990 con la restaurazione del capitalismo la deindustrializzazione qui, nell’ex cuore dell’industria chimica della DDR, ha colpito con particolare violenza. Da allora il 26% della popolazione ha lasciato il Land per trasferirsi a ovest, un fenomeno che in larga misura ha avuto come protagoniste giovani donne. Ulrich Siegmund è riuscito a presentarsi come un uomo dell’Est, maschio e tradizionalista. Ad esempio ha organizzato una sfilata di vecchie motociclette Simson della DDR, che ha attirato migliaia di uomini impegnati in una bizzarra dimostrazione di mascolinità. Inoltre negli ultimi 35 anni qui si sono succeduti governi di tutti i partiti, ma nessuno ha portato a dei miglioramenti. Il mantra dell’AfD, per cui tutti i “vecchi partiti” (“il cartello dei partiti”) sono di fatto uguali, ha riscontro nell’esperienza della gente. Dunque ci sono varie ragioni per cui l’AfD ha vinto per la prima volta proprio qui, ma nessuna riguarda esclusivamente questo Land e la Germania est.

  • Esistono gruppi apertamente nazisti nell’AfD? La leadership del partito come affronta la questione?

L’AfD è un partito che riunisce sotto un unico tetto un ampio spettro forze di estrema destra. Ogni pochi mesi viene alla luce un nuovo scandalo che ha come protagonisti “ex” nazisti attivi nel partito come collaboratori di deputati o eletti. L’ultimo riguardava alcuni ex membri dell’HDJ (Heimattreue Deutsche Jugend, la Gioventù tedesca fedele alla patria), un’organizzazione palesemente ispirata alla Hitler Jugend (HJ) messa al bando negli anni ’90. All’inizio, quando scoppiavano scandali del genere, i portavoce dell’AfD prendevano le distanze. Oggi invece attaccano i media accusandoli di diffamazione. I legami col nazismo, insomma, non sembrano più un problema per l’AfD e ciò riflette il pericolo di una normalizzazione delle idee di estrema destra. D’altra parte l’AfD ci tiene a presentarsi come un partito democratico e respinge qualsiasi legame coi nazisti storici. In ogni caso la strategia di limitarsi a bollare l’AfD di “fascismo” sperando che basti a fermarla si è rivelata un fallimento totale.

  • Perché la Linke non è riuscita a crescere? Che responsabilità ha nell’ascesa dell’estrema destra?

La forza della destra è la debolezza della sinistra. Anche se la Linke ha raddoppiato il numero degli iscritti in un anno è ancora troppo debole per fermare l’ascesa della destra e per diverse ragioni. Innanzitutto l’ascesa della destra coincide con l’evoluzione autoritaria del capitalismo in crisi, in cui lo Stato-nazione assume un ruolo più centrale, si esaltano i valori tradizionali, l’individualismo prevale sulla solidarietà ecc. In una situazione del genere il movimento operaio nel suo complesso è ben lontano dal poter influenzare in modo decisivo le dinamiche sociali. Accanto però ci sono anche fattori soggettivi. La Linke è una forza ambigua. Alcuni iscritti vogliono lottare per un futuro socialista, ma c’è chi pensa sia necessario allearsi con l’SPD e i Verdi, che ancora considerano forze “progressiste”, nonostante le misure neoliberiste di austerità attuate quando erano al governo. La maggioranza della Linke nel Sachsen-Anhalt, ad esempio, appartiene a questa scuola di pensiero. La candidata locale Eva von Angern non ha mai smesso di rimarcare che avrebbe fatto di tutto per fermare l’AfD, anche collaborando con la CDU e questo ha aiutato l’AfD e dato ragione a chi parla di “cartello dei partiti”.

La Linke insomma non si presenta come una forza estranea agli altri partiti liberali e borghesi, ma semplicemente come una forza più progressista, per cui non è in grado di rappresentare la rabbia diffusa che si respira nella società. Un altro problema è la sua posizione sulla guerra e sul militarismo. Anche se l’ultimo congresso nazionale ha detto chiaramente no alla militarizzazione della società alcune frange del partito non vogliono usare questo tema elettoralmente, perché, dicono, è “complesso” e non “unificante” come altri, ad esempio la casa. Ciò ha permesso all’AfD di presentarsi come il partito della diplomazia anziché all’aggressione alla Russia. Visti i passati legami dell’est con Mosca anche questo ha pesato a favore dell’AfD.

  • Di recente abbiamo assistito a grandi mobilitazioni dei giovani tedeschi contro il militarismo. Qual è la risposta del movimento antirazzista e antifascista all’ascesa dell’estrema destra?

Per ora il sentimento dominante è di disperazione. La sinistra e gli antifascisti sono scioccati dal fatto che il 43,8% abbia votato per un partito apertamente razzista. Nelle città più grandi ci sono state mobilitazioni spontanee, ma è sembrato più un ripiegamento su se stessi. La Linke sta lanciando appelli a unirsi a lei. Va bene, ma non è sufficiente senza un dibattito sulla strategia del partito e su come combattere l’estrema destra. Il timore diffuso di un radicale peggioramento è giustificato. Ma non possiamo lasciarci paralizzare dalla percezione del pericolo e dalla disperazione. Semmai bisogna capire che è possibile conquistare ampie fasce di elettorato dell’AfD non difendendo lo status quo, ma mettendolo in discussione.

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